Tanti contenitori, giocattoli ed oggetti di plastica.

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La plastica riciclata, grazie alla sua leggerezza, flessibilità e resistenza, è diventata un elemento fondamentale nella nostra società.

È un materiale che possiamo ritrovare ed utilizzare facilmente in molti settori industriali.

Ma non tutto è rose e fiori!

Vediamo perché!

Riciclata o meno è pur sempre plastica

Due gabbiani che mangiano i rifiuti della plastica riciclata.

Ci è ormai fin troppo chiaro come questo materiale sia più che altro deleterio, per noi umani, per gli animali e per l’ambiente intero.

La plastica è un materiale che ci mette decenni e decenni per decomporsi,

ed è proprio questa sua caratteristica a trasformare la plastica nella peggiore delle trappole per milioni e milioni di  animali marini e terrestri.

In più,

proprio perché a noi non piace farci mancare nulla,

questo materiale, una volta abbandonato per le strade, spiagge e montagne, diventa persino un probabile “alimento” per molte specie di animali.

Peccato però che non è assolutamente digeribile, anzi…

rimane nello stomaco…

o attorcigliato a qualche becco…

oppure infilato in qualche gola…

ma probabilmente anche legato intorno a qualche collo!

Fatto sta che, ovunque si trovi sul (o nel) corpo di qualche animale, non rimane più di qualche ora di vita a quella povera bestia.

Quindi no, non è fondamentale utilizzare per forza la plastica nella nostra vita ma piuttosto si: potremmo iniziare ad utilizzarne molta di meno nella nostra vita di tutti i giorni!

Non pensate?

Ma comunque, 

possiamo star pur certi che il problema plastica non termina qui!

Quella plastica riciclata “intossicata”

Bottiglie di plastica riciclata con l'etichetta che indica tossicità.

Solo nell’ultimo anno sono stati svolti diversi studi con l’obiettivo di capire quali fossero i materiali fortunati usati per la produzione degli oggetti in plastica.

E ammetto:  le scoperte mi hanno veramente impressionato!

Partiamo (e finiamo anche) con il dire che è stato scoperto che la plastica riciclata contiene una quantità veramente enorme di sostanze tossiche.

“Tossiche” cioè?

Mah niente: sono un rischio per la salute umana e sicuramente per tutti gli operatori che lavorano nei vari impianti di riciclaggio.

Non che per i consumatori la situazione sia migliore, comunque!

Diverse sostanze tossiche finiscono infatti nei vari materiali in plastica durante qualsiasi fase del ciclo di vita di questo materiale,

con una maggiore probabilità proprio durante le fasi di produzione del materiale interessato.

Ma andiamo per gradi

Tre scienziati che studiano nel loro laboratorio le sostanze nocive della plastica riciclata.

Come siamo arrivati a questa scoperta?

E perché?

Diversi esperti del settore hanno analizzato un numero abbastanza grande di campioni di Polietilene proveniente da diversi impianti di riciclaggio.

Questi ricercatori, per cercare di avere una visuale più chiara possibile, hanno deciso di scegliere come campioni degli impianti di riciclaggio provenienti da molti paesi diversi in giro per il mondo.

Ecco perché gli impianti campioni di questi studi provengono da ben 13 paesi diversi localizzati in Africa, Sud America, Asia fino all’Europa orientale.

Importante è comprendere come siano stati ritrovati ben 491 composti organici tossici in ognuno dei campioni selezionati e provenienti da tutti e 13 i paesi in giro per il mondo.

Tutti questi composti organici, inoltre, possono essere suddivisi in 17 categorie, tra le quali ritroviamo:

  1. Coloranti;
  2. Repellenti;
  3. Pesticidi;
  4. Farmaci. 

Ma cosa intendiamo con il termine “Polietilene”?

Questo è il polimero sintetico più semplice presente all’interno delle plastiche, ed è anche tra i materiali in plastica più utilizzati nella nostra quotidianità.

Con questo materiale, infatti, vengono prodotte le varie confezioni di rivestimento degli alimenti

(pensiamo ad esempio alla bottiglia del latte)

ma anche confezioni in plastica di detersivi, giocattoli, tappi per bottiglie e rivestimenti di cavi elettrici e telefonici.

Insomma, il polietilene è ormai parte integrante delle nostre vite!

Quando il riciclaggio non è la migliore soluzione

Tanti contenitori di plastica riciclata come rifiuti.

Anche se per diverso tempo abbiamo sentito dire, e sostenuto noi stessi, che il riciclo della plastica sia una buona soluzione all’inquinamento ambientale,  in realtà la presenza ormai accertata di sostanze chimiche tossiche nei vari materiali porta ad ulteriori problematiche!

Con la presenza di queste sostanze tossiche nella plastica, infatti, le attività di smaltimento e riutilizzo portano ad ostacolare tutto il processo a monte del riciclo stesso.

Negli anni sono stati analizzati tanti materiali in plastica riciclata provenienti da diverse zone del mondo,

e queste analisi hanno portato alla scoperta di un numero impressionante di sostanze chimiche tossiche:

circa 500 composti organici, di cui ben 170 devono essere ancora del tutto identificate.

Quindi, considerando questi numeri, la domanda nasce spontanea:

tutte le attività di riciclaggio della plastica che vengono svolte ormai da anni sono veramente così idonee come sembrano?

Inoltre, diversi studi hanno dimostrato nel tempo che per produrre materiali in plastica vengono utilizzate molte sostanze chimiche, molte delle quali presentano delle proprietà nocive mentre di tante altre non abbiamo ancora alcuna informazione.

Bottiglie PET e il riciclaggio tossico

Tanto bottiglie di plastica riciclata in PET.

È stato verificato come le comuni bottiglie in plastica presenti in tutti i supermercati contengono al loro interno ben 150 sostanze chimiche nocive in grado di “migrare” dalla plastica al contenuto interno alla bottiglia.

Inoltre, ben 18 di queste 150 sostanze, molto probabilmente, superano i limiti imposti dalla normativa europea in relazione alla quantità massima accettabile di queste sostanze nella plastica.

Infine, sempre in riferimento alle 150 sostanze chimiche presenti nelle nostre fedelissime bottiglie in plastica PET:

  • 109 sono sostanze non autorizzate dall’Unione Europea;
  • 48 non sono nemmeno nell’elenco del database che indica le oltre 4200 sostanze chimiche associate agli imballaggi in plastica!

Nelle bottiglie PET è stato ritrovato anche il Bisfenolo A (BPA), una sostanza chimica utilizzata ormai in tutti i paesi industrializzati.

Questo composto è considerato un interferente endocrino, dunque una sostanza in grado di danneggiare il sistema endocrino umano, soprattutto durante lo sviluppo all’interno dell’utero e durante le fasi della prima infanzia.

Il problema più grande di questo composto è il suo utilizzo.

È presente infatti in tutti i plastificanti, in adesivi, in vernici, inchiostri e resine sigillanti. 

Ma soffermandoci solo sulle bottiglie PET, è abbastanza chiaro, ad oggi, come tutto il ciclo di vita di questi prodotti, quindi dalla produzione al trattamento post-consumo,  presenti delle sfide piuttosto importanti.

Design tossico della plastica riciclata

Tanti tessuti e pennarelli colorati.

Oramai la maggior parte dei prodotti in plastica sono completamente contaminati, 

e questa contaminazione deriva anche dai componenti del design di tali prodotti, 

quindi da adesivi e inchiostri vari utilizzati per rendere più attraenti i prodotti.

Sarebbe dunque molto importante cercare di migliorare il design di questi prodotti, utilizzando quindi delle infrastrutture e dei materiali più “sani”, stando anche attenti a sviluppare delle infrastrutture di gestione dei rifiuti più efficienti.

Un preoccupante potenziale plastico

Tanti contenitori contenenti sostanze chimiche tossiche usate per la plastica riciclata al loro interno.

L’UNEP (United National Environment Program, cioè: Programma per le Nazioni Unite per l’ambiente),

in un rapporto ha evidenziato che solo l’1% di tutte le sostanze chimiche utilizzate nella plastica sono regolamentate a livello internazionale, 

mentre circa 13.000 delle sostanze utilizzate, e non regolamentate, sono associate alla plastica, e 3.000 di queste sostanze sono potenzialmente preoccupanti.

Ma cosa si intende con il termine “potenzialmente preoccupanti”?

Stiamo parlando di tutte quelle sostanze che presentano le seguenti caratteristiche:

  • Cancerogeni: creano nuove formazioni di tessuti del corpo umano con delle caratteristiche che non sono proprio delle migliori;
  • Mutageni: causano delle mutazioni nell’organismo;
  • Tossici per la riproduzione;
  • Interferenti endocrini: creano un’infinità di problemi al sistema endocrino (sistema formato dalle più importanti ghiandole umane, come ipofisi, pancreas, timo, tiroide, paratiroide e ghiandole surrenali);
  • Tossici anche per tutti gli organismi acquatici e terrestri.

La parola agli esperti

Strutture chimiche.

Una volta fatte queste scoperte tanto tragiche, alcuni scienziati hanno deciso di stipulare un documento per spiegare bene la complessità relativa alla composizione chimica nelle plastiche riciclate.

Hanno quindi sviluppato un documento all’interno del quale hanno sottolineato una totale mancanza di documentazione e verifica delle sostanze chimiche che vengono aggiunte lungo l’intera filiera di produzione della plastica.

Gli scienziati hanno così messo in evidenza 10 gruppi chimici preoccupanti che sono stati ritrovati all’interno delle plastiche riciclate durante svariati studi effettuati nel tempo.

Si tratta in particolare di diversi PFAS, ftalati, bisfenoli e alchifenoli.

Vediamoli nel dettaglio:

  • PFAS: sono composti chimici che rendono diversi prodotti resistenti all’acqua e a grassi vari, ma sono dei pericolosi interferenti endocrini;
  • Ftalati: sono composti chimici usati per rendere le plastiche più resistenti e al tempo stesso pieghevoli, ma creano un’infinità di problemi alla riproduzione umana;
  • Bisfenoli: sono sostanze base per la produzione della plastica, ma il problema è che creano un’ampia varietà di problematiche agli organi riproduttivi dell’essere umano, e se presenti in piccole quantità anche a fegato e reni;
  • Alchifenoli: sono usati come antiossidanti in alcune (molte) plastiche, causano però diverse dermatiti ed allergie nell’uomo mentre sono del tutto tossici per gli organismi acquatici.

Una plastica riciclata monitorata

Una scrivania di un giudice.

Gli scienziati ritengono quindi sia di fondamentale importanza monitorare nel minimo dettaglio ogni attività svolta durante la produzione dei materiali riciclati.

Bisogna ammettere che esistono alcune norme, nazionali e regionali, che limitano le concentrazioni di sostanze chimiche pericolose in determinati prodotti di plastica.

Il problema però è che le sostanze nocive limitate sono solo l’1% di tutte le sostanze che entrano a far parte del mondo della plastica riciclata.

È una percentuale troppo bassa!

Questa è una pericolosa carenza normativa che impedisce il completo controllo di tutta quella miriade di sostanze pericolose per la nostra salute.

Il documento scritto e pubblicato dagli scienziati è un contributo estremamente importante per riuscire a sviluppare una maggiore consapevolezza della chimica della plastica riciclata.

Potrebbe diventare il punto di partenza per un cambiamento radicale nella produzione di tante sostanze plastiche di uso comune e quotidiano.

La grande importanza delle scoperte scientifiche

Un tavolo pieno di libri su norme riguardanti la plastica riciclata.

Tutte le informazioni che si possono ottenere con uno studio continuo da parte degli scienziati possono essere di importanza vitale, sia per il gran numero di persone a stretto contatto con l’intero ciclo di vita della plastica, sia per i ricercatori stessi, che utilizzano alcuni materiali tossici.

Ed infine per tutti noi che, bevendo da bottiglie in PET, rischiamo di avvelenarci di sostanze tossiche, cancerogene o mutagene che siano, senza saperlo!

Inoltre, quando parliamo di tutti questi elementi chimici tossici, non dobbiamo dimenticare che sono ormai presenti in tutti i settori e in tutti i materiali di uso comune:

  1. Imballaggi;
  2. Giocattoli;
  3. Dispositivi elettronici;
  4. Tessuti sintetici;
  5. Mobili;
  6. Dispositivi medici;

e la lista continua!

Una plastificata minaccia per tutto il pianeta

Una donna e una bambina che contemplano un paesaggio di un fiume.

Comprendere la natura di tutte le sostanze chimiche nella plastica è di fondamentale importanza, soprattutto per cercare di contrastare una potenziale minaccia per la salute umana e per l’ambiente.

Sono particolarmente vulnerabili donne e bambini, in quanto esposizioni prolungate a queste sostanze possono causare effetti negativi sulla vita della donna e, a lungo andare, anche alle generazioni successive.

Ma ciò non significa che gli uomini siano immuni a questi veleni, infatti possono avere diversi problemi, soprattutto riguardanti la propria fertilità.

Il problema, inoltre, non si ferma a noi umani.

Queste sostanze sono pericolose anche per l’ambiente: quando rilasciate dalla plastica durante il suo ciclo di vita, 

queste sostanze contribuiscono all’inquinamento di tutte le matrici ambientali, quindi si ritroveranno in acqua, nell’aria, ma anche nel suolo, creando così un’enorme minaccia ambientale a livello globale!

Quando è il momento di normative globali più dure

Tante persone insieme che si uniscono per risolvere il problema della tossicità della plastica riciclata.

C’è bisogno di un cambiamento nella gestione delle plastiche che sia globale e che includa delle normative più dure e dirette soprattutto ad un completo monitoraggio delle sostanze nocive nei materiali riciclati.

È importante che qualsiasi attività, lungo la filiera, sia controllata nel dettaglio e che vengano fatte delle migliorie più sostenibili anche nel processo di design e nella gestione dei rifiuti.

Gli sforzi e i legami internazionali sono di estrema importanza in questo momento storico. 

Solo tramite un lavoro e un miglioramento ambientale tra nazioni sarà possibile gestire questa emergenza ambientale.

Cercando di trovare un modo per gestire in maniera efficace questa invadente e tremenda sfida della plastica, 

vi dò appuntamento ad una nuova chiacchierata insieme sull’ambiente e le sue sfide!

Alla prossima fantastici Eco Warriors!

Di Zoe

Sono una divulgatrice e guida ambientale appassionata. Creatrice di EcoHorizon, condivido articoli su ambiente, novità scientifiche, pratiche ecosostenibili, piante e animali. Quando non sono impegnata a scrivere, conduco escursioni e workshop per avvicinare le persone alla natura. Seguimi su EcoHorizon per scoprire come possiamo proteggere e preservare il nostro pianeta insieme!

1 commento su “Plastica riciclata: trovate sostanze chimiche tossiche nei prodotti”

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