Un insieme di coralli molto colorati

I coralli, animali colorati e dalle forme e dimensioni più diversificate, sono importanti fonti di informazione sulla storia dell’ambiente marino.

Sono dei veri e propri archivi preziosi per gli studi paleoclimatici, cioè tutta quella branca delle discipline scientifiche che si occupa di studiare il cambiamento climatico della Terra nel corso degli anni.

Ma cosa sta succedendo a questi importanti “documenti storici” negli ultimi decenni?

Perché si parla di coralli inquinati non solo da plastica ma persino da combustibili fossili?

Vediamo insieme nel dettaglio.

I coralli e la loro composizione “a favore” degli inquinanti

Un insieme di coralli colorati.

I coralli, per quanto difficile per molti di noi comprenderlo, sono dei veri e propri animali marini.

Chiamati polipi 

(e non POLPI, che sono invece i molluschi che ci mangiamo e che stiamo scoprendo essere di un’intelligenza impressionante),

sono in grado di formare un esteso scheletro comune che per molte di queste specie di coralli diventa poi la base di quella che noi conosciamo come barriera corallina.

Per comprendere il motivo e la dinamica dell’inquinamento dei coralli da microplastica e inquinanti vari, è importante evidenziare la presenza di uno scheletro di aragonite che questo animale forma durante la sua crescita.

È infatti proprio durante la crescita del corpo del corallo, 

e quindi dello strato di scheletro di aragonite, 

che gli individui possono assorbire, 

e quindi incorporare, 

dei contaminanti presenti nelle acque circostanti.

Dai combustibili fossili a SCP

Un industria che libera in atmosfera tanto fumo di scarico.

Negli ultimi anni diversi studi hanno portato alla scoperta di particelle carboniose sferoidali (SCP).

Queste sono piccole componenti di tutte le ceneri prodotte dalla combustione ad alta temperatura di combustibili fossili come carbone e petrolio.

Il processo di combustione ad alta temperatura di carbonio porta alla produzione e al rilascio in atmosfera non solo di SCP, ma anche di tutti i possibili gas di scarico.

È proprio per questo motivo che tutte queste particelle carboniose sferoidali sono state ritrovate in tanti e diversi ambienti naturali, 

partendo da sedimenti lacustri e marini, 

fino alle carote di ghiaccio e alle torbe.

Ma non solo!

Ci è voluto molto poco per comprendere come tutti questi terribili inquinanti sia arrivati a distruggere persino l’interno dello scheletro dei coralli!

E si,  in particolare parliamo dello scheletro della specie Cladocora caespitosa.

Perché ci soffermiamo tanto su queste specie?

È preso detto:

Cladocora caespitosa è la specie endemica del Mar Mediterraneo.

“Endemica”:

termine tecnico usato dagli scienziati per indicare una specie esclusiva di un determinato ambiente.

Quindi, per quanto riguarda la nostra amatissima C. caespitosa

questa è LA specie nata e cresciuta esclusivamente nel Mar Mediterraneo.

Insomma, 

noi popolazioni che affacciamo sul Mar Mediterraneo ne siamo molto orgogliosi!

Tornando alle SCP,

ed in particolare alle SCP presenti nei coralli, 

queste particelle sono diventate degli elementi potenzialmente importanti per comprendere quale sia stato il periodo di inizio dell’Antropocene 

e per comprendere, 

soprattutto, 

quanto e come l’attività industriale si sia sviluppata e abbia accelerato la sua crescita nel corso dell’ultimo secolo.

Quando i coralli raccontano la storia…

Un insieme di case e industri ai piedi di una montagna.

La presenza di queste SCP all’interno dello scheletro del corallo C. caespitosa corrisponde proprio ad un periodo di attività industriale estremamente sviluppata in Spagna.

I coralli, infatti, nel tempo non hanno avuto molta scelta: 

sono stati obbligati a costruirsi il loro scheletro tra una particella di combustibile fossile e l’altra.

Risultato finale?

La loro struttura di sostegno e supporto è formata in gran parte da queste tossiche particelle originate da attività di combustione!

Un finale non proprio dei migliori per questi colorati animali, 

non pensate?!

E comunque,

i ricercatori che si sono occupati di analizzare la tipologia e la concentrazione di questi SCP hanno trovato una minuscola 

(perché solo minuscola può essere)

sorta di sorpresa e “soddisfazione” in tutto ciò.

Perchè?

Ebbene: tutte queste particelle provenienti da combustibili fossili presenti nello scheletro dei coralli rivelano una lunga attività di combustione sviluppata e portata avanti per decenni e decenni a causa delle nostre mostruose attività industriali!

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ed è proprio la nostra

Un lago montano.

La cosa ancora più incredibile è che l’attività di assorbimento di queste sostanze inquinanti va di pari passo con le grandi attività svolte durante i diversi e lunghi anni di grande industrializzazione della Spagna.

A partire dalla metà del XX secolo 

nei monti Gredos, nei Pirenei e nella Sierra Nevada 

la concentrazione di SCP nei sedimenti di laghi di montagna era veramente molto alta.

E indovinate un poco?

L’aumento della concentrazione delle particelle SCP all’interno dei coralli studiati rispecchia alla perfezione il lungo periodo di elevata attività industriale in Spagna… 

periodo che corrisponde proprio a quella particolare epoca.

Il consumo di carbone in questa regione è infatti aumentato,

in maniera spropositata e ad una grande velocità,

soprattutto intorno al 1980 e, 

anche essendoci stati alcuni momenti di stallo tra un anno e l’altro, 

in linea di massima le concentrazioni di SCP sono rimaste elevate fino al 2007.

Fortunatamente, 

negli ultimi anni sono stati introdotti nuovi metodi più sostenibili per la produzione di energia, 

portando così ad una riduzione della produzione di carbonio e petrolio.

(Tra queste attività possiamo ritrovare sicuramente lo sviluppo di fonti rinnovabili).

Dunque, la diminuzione della produzione industriale di carbone e petrolio ha portato ad una importante riduzione delle concentrazioni di SCP nei sedimenti lacustri, 

e questo spiega bene il motivo dell’assenza di particelle all’interno di campioni più “giovani” di coralli.

Lo studio dei coralli spagnoli

Un gruppo di sub che studia i coralli sott'acqua.

Ma come siamo arrivati a tutte queste scoperte?

Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca dell’Istituto de Acuicultura de Torre de la San, lungo la costa di Castelló, in Spagna.

Questi ricercatori hanno raccolto alcuni campioni della specie di corallo C. caespitosa che successivamente sono stati sciolti in acido e analizzati in laboratorio.

Sembra una tecnica un pò troppo “crudele”, vero?

Eppure risulta essere una tecnica molto utile per dar modo ai ricercatori di comprendere e rivelare la presenza di particelle inquinanti intrappolate all’interno degli scheletri dei coralli.

Infatti, 

non a caso, 

queste analisi hanno proprio rivelato la presenza di un numero veramente molto alto e significativo di particelle SCP.

E, 

ancora più importante, 

grazie a questa tecnica i ricercatori sono stati in grado di comprendere anche il periodo preciso di provenienza delle particelle, 

datandole tra gli anni 1969 e 1992.

Periodo che coincide perfettamente con un’accelerazione industriale in tutta l’Europa.

Da ciò possiamo quindi comprendere quanto questi meravigliosi coralli siano degli archivi naturali di grande importanza,

essendo in grado di registrare in maniera così chiara i vari cambiamenti ambientali nel corso dei decenni.

SCP come testimoni dell’attività umana

Un fiume in un paesaggio montano.

La presenza di queste particelle all’interno dei coralli risulta essere molto importante perché generalmente gli SCP in questi organismi si trovano a concentrazioni molto inferiori rispetto a quelli rilevati all’interno di altri elementi naturali,

come possono essere alcuni sedimenti marini e lacustri (ad esempio sabbia e ciottoli).

Comunque, 

anche ritrovandosi a concentrazioni molto ridotte, 

questi SCP nei coralli sono ormai diventati un’importante testimonianza dell’impatto dell’attività umana sull’ambiente marino… 

e proprio grazie al loro modo di alimentarsi!

Sono infatti in grado di assorbire e ingerire zooplancton con dimensioni che non superano quelle delle particelle inquinanti, 

riuscendo così ad accumulare al loro interno una buona dose di queste sostanze.

L’evoluzione non è proprio dalla loro parte eh?!

I coralli tropicali e l’eterotrofia

Tanti coralli tropicali.

Ma c’è un “però”.

Studi precedenti svolti su coralli tropicali della specie Siderastrea siderea presente nel Golfo del Messico e Porites sp. del Mar dei Coralli hanno dimostrato l’assenza delle particelle SCP all’interno dello scheletro di qualsiasi individuo presente nelle aree in esame.

Dunque, non tutti coralli assorbono queste sostanze inquinanti?

Giusto!

Ma come mai?

Beh, queste specie di corallo tropicale si alimentano tramite eterotrofia, 

a differenza della nostra specie mediterranea che si alimenta tramite autotrofia.

Okay, giusto un appunto:

Autotrofia: modalità di alimentazione di tutti gli organismi che si fabbricano il cibo da soli partendo da sostanze inorganiche semplici (esempio: le piante sono autotrofe).

Eterotrofia: modalità di alimentazione tipico di organismi che utilizzano sostanze organiche prese da altri organismi viventi (esempio: noi umani siamo eterotrofi).

Ma ora torniamo a noi.

Dunque, 

se le specie di corallo tropicale sono più che altro eterotrofe, 

ciò significa che si cibano soprattutto di altri organismi presenti nell’ambiente circostante.

E questi sfortunati organismi sono tutti quegli “elementi” che formano lo zooplancton.

Ma anche qui dobbiamo fare un chiarimento: 

si cibano solamente di zooplancton di dimensioni comprese tra 200 e 1000 micrometri, 

cioè una dimensione troppo piccola per comprendere le particelle di SCP.

Fortuna?

Non proprio!

Non riusciranno ad ingerire SCP, 

(ed è sicuramente un buon passo avanti)

ma purtroppo ingeriscono senza problemi le microplastiche di dimensioni comprese tra 10 micrometri e 2 mm.

Non si scappa dall’inquinamento umano!

I coralli mediterranei con accompagno di autotrofia

Un insieme di coralli spugnosi sulla sabbia.

Cosa succede invece alla nostra specie mediterranea C. caespitosa?

Ebbene, 

la specie delle nostre acque è si, 

una specie eterotrofa, 

ma si accompagna facilmente ad un alimentazione autotrofa.

È quindi in grado di rifornirsi da più fonti alimentari.

La sua alimentazione varia infatti dalla materia organica particolata 

(sostanze solide e liquide sospese in acqua) 

con dimensioni che non superano i 100 micrometri, 

fino a sostanze molto più grandi al di sopra dei 2 mm.

Questa specie è in grado, quindi, di ingerire un numero molto più grande di sostanze presenti in ambiente rispetto alle specie tropicali, 

comprese quindi le particelle SCP.

I coralli come testimoni della responsabilità umana

Industrie in città che rilasciano tanti fumi di scarico.

Ora, 

sicuramente gli effetti che questi SCP hanno sui coralli sono più che negativi, 

ma non conosciamo ancora del tutto QUANTO negativi questi effetti siano e, 

soprattutto, 

quali possano essere le conseguenze di queste sostanze tossiche nel tempo.

Possiamo affermare,

sapendo che sicuramente non fanno bene ai coralli e all’ambiente circostante,

di non conoscere queste particelle derivanti da combustibili fossili nel dettaglio come possiamo ormai conoscere cause e conseguenze della plastica e della microplastica.

La scoperta di queste sostanze nei coralli nel Mediterraneo risulta essere comunque un’ottima base di partenza per studi futuri sull’utilizzo dei coralli come indicatori dell’epoca dell’Antropocene e testimoni di un passato oscuro che ci ha portati ai nostri più che inquinati giorni d’oggi.

E lasciandovi con la dichiarazione dell’ autrice dello studio L. R. Roberts:

“È un segnale inequivocabile del nostro impatto sulla Terra e ci ricorda la nostra responsabilità verso il pianeta che noi chiamiamo casa”

vi dò appuntamento alla prossima settimana per un’altra bella chiacchierata insieme!

Alla prossima EcoWarriors!

Di Zoe

Sono una divulgatrice e guida ambientale appassionata. Creatrice di EcoHorizon, condivido articoli su ambiente, novità scientifiche, pratiche ecosostenibili, piante e animali. Quando non sono impegnata a scrivere, conduco escursioni e workshop per avvicinare le persone alla natura. Seguimi su EcoHorizon per scoprire come possiamo proteggere e preservare il nostro pianeta insieme!

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