Un fiume coperto di plastica, sia dentro sia lungo le sponde.

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Un nuovo studio pubblicato il 30 maggio 2024 dall’Università Bicocca di Milano su Water Research ha gettato nuova luce sugli effetti dell’inquinamento da plastica negli ecosistemi di acqua dolce.

Fino ad ora, infatti, la maggior parte delle ricerche scientifiche si è concentrata soprattutto sugli impatti della plastica in ambiente marino,

ma nuove scoperte hanno rivelato come anche gli altri sistemi acquatici, quali fiumi e laghi, siano gravemente colpiti da questo materiale così tanto dannoso.

Inquinamento da plastica nel fiume Mekong

Lo studio è stato effettuato all’interno delle acque del fiume Mekong, fiume che ha origine in Cina ma attraversa poi ben 5 paesi (Myanmar, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam).

Studiando le acque di questo fiume tanto importante per la sopravvivenza di buona parte delle popolazioni orientali,

i ricercatori sono riusciti a dimostrare come i sistemi di acqua dolce accumulino plastica a tassi simili, se non a tratti superiori, rispetto ai sistemi marini. 

È un dato, questo, fondamentale per comprendere quanto tutti gli ecosistemi acquatici siano vulnerabili all’inquinamento da plastica, e non solo l’ecosistema marino ad oggi tanto chiacchierato.

La Plastisfera e gli ecosistemi d’acqua dolce

Un fiume con in superficie tante alghe e zooplancton la cui presenza è causata da un aumento dell'inquinamento da plastica.

In acqua i detriti di plastica diventano dei buoni substrati per la colonizzazione e formazione di biofilm e, con grande velocità e facilità, possono creare un nuovo ecosistema: la cosiddetta “Plastisfera”.

Questo vero e proprio ecosistema, del tutto artificiale, ospita numerose comunità microbiche composte da procarioti e funghi che non solo prosperano sulla plastica,

ma influenzano persino la qualità dell’acqua e tutti i cicli metabolici dell’intero ecosistema.

I vari detriti di plastica, infatti, a seconda della tipologia di elementi di cui sono formati (quindi la  loro composizione polimerica),

sono capaci di supportare una grande varietà di batteri in grado di alterare le condizioni di salute dell’acqua e i processi biogeochimici caratteristici.

Per esempio, una comunità batterica sulla plastica influenza tanto il ciclo del carbonio quanto quello dei nutrienti,

creando così nuove nicchie ecologiche potenziali del tutto differenti da quelle che normalmente sarebbero presenti nell’ecosistema acquatico in questione.

Insomma, la presenza di questi batteri andrebbe ad alterare completamente il mondo sommerso d’acqua dolce!

Microplastiche e produttività biologica

Nella ricerca è emerso come la biomassa fotosintetica, quindi la quantità di organismi fotosintetici come alghe e cianobatteri, in ambiente di acqua dolce sia ad oggi estremamente bassa.

La scoperta più allarmante non riguarda la biomassa fotosintetica in generale,

ma più che altro il fatto che persino in zone del fiume dove la concentrazione dei nutrienti è sufficiente ma non eccessiva tanto da coprire completamente la superficie del corso d’acqua, la concentrazione di organismi fotosintetici risulta estremamente bassa!

Mi spiego meglio.

Esistono condizioni definite “oligotrofiche”, cioè condizioni per le quali gli ambienti acquatici sono caratterizzati da bassi livelli di nutrienti come azoto e fosforo,

essenziali per la crescita delle alghe e di tutti gli altri elementi fotosintetici.

Dunque, se tale concentrazione è tanto bassa, tutti gli organismi la cui sopravvivenza è collegata alla presenza di questi elementi saranno automaticamente in piccola quantità.

Si dice infatti che la produttività biologica è bassa.

Esistono, al contrario, condizioni definite “mesotrofiche”, che indicano ambienti con livelli moderati di nutrienti.

In questo caso, quindi, la quantità degli organismi la cui sopravvivenza dipende da nutrienti quali azoto e fosforo,

sarà sicuramente maggiore della condizione precedente e la crescita delle comunità biologiche sarà equilibrata.

Questo è ciò che avverrebbe in condizioni equilibrate e normali all’interno di un ecosistema, ma non è più quello che avviene ad oggi nei corsi d’acqua pieni di microplastica!

In queste condizioni, infatti, è stato riscontrato come la vitalità dell’ecosistema, e quindi la produttività biologica dei corsi d’acqua, sia estremamente bassa.

Anche all’interno di quei corsi d’acqua definiti come “mesotrofici”, quindi dove la concentrazione dei nutrienti, in teoria, sarebbe anche buona.

Questo dramma è causato proprio dalla grande concentrazione di microplastiche ritrovate all’interno di tutti questi ecosistemi!

Impatto del biofilm sugli ecosistemi di acqua dolce

Un fiume in pessime condizioni e con le sponde piene di materiali in plastica a causa del forte inquinamento da plastica.

La presenza  di plastica porta alla formazione di biofilm che, a sua volta, influisce sia sulla qualità dell’acqua sia sui cicli biogeochimici degli ecosistemi di acqua dolce.

I biofilm, infatti, sono aggregati di microorganismi come batteri e alghe che, assorbendo carbonio dalla plastica e dall’ambiente circostante, alterano la disponibilità del carbonio per gli altri organismi e,

convertendo l’ammoniaca in nitrati nell’acqua, modificano la composizione chimica di tutto l’ambiente acquatico.

Inoltre, per ogni biofilm che si forma in ambiente acquatico,

una gran quantità di ossigeno disciolto in acqua viene ridotta rendendo l’ambiente meno ospitale per gli organismi acquatici che necessitano di giuste concentrazioni di ossigeno per vivere, come pesci e invertebrati vari.

Questi ambienti acquatici risultano ulteriormente inospitali per tutte le specie di pesci e invertebrati

anche a causa della diffusione di malattie che tendono a prendere il sopravvento proprio in presenza dei batteri patogeni che si producono e riproducono nei biofilm.

Pesci ed altri organismi, dunque, possono essere esposti a tossine prodotte da questi batteri, compromettendo una volta per tutte la loro sopravvivenza e la salute dell’intero ecosistema d’acqua dolce!

Lo studio effettuato dall’Università Bicocca di Milano evidenzia dunque l’importanza di comprendere meglio l’interazione tra l’inquinamento da plastica e gli ecosistemi d’acqua dolce.

I risultati di tale ricerca mostrano che le microplastiche non solo forniscono superfici per la crescita di biofilm,

ma possono persino influenzare la qualità dell’acqua e tutti i processi ecologici fondamentali dell’intero ecosistema d’acqua dolce.

Tutto ciò sottolinea, miei cari EcoWarriors, la necessità urgente di ulteriori ricerche per chiarire una volta per tutte gli impatti a lungo termine dell’inquinamento da plastica

anche negli ecosistemi di acqua dolce e sviluppare strategie efficaci per mitigare, e risolvere laddove possibile, tutti questi effetti negativi.

Di Zoe

Sono una divulgatrice e guida ambientale appassionata. Creatrice di EcoHorizon, condivido articoli su ambiente, novità scientifiche, pratiche ecosostenibili, piante e animali. Quando non sono impegnata a scrivere, conduco escursioni e workshop per avvicinare le persone alla natura. Seguimi su EcoHorizon per scoprire come possiamo proteggere e preservare il nostro pianeta insieme!

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