Una balena madre con i cuccioli nati tramite l'uso di un utero artificiale

Una sconvolgente quanto mai innovativa scoperta svolta in Giappone si concentra sulla cura medica di feti di squali e razze e nati prematuri,

e sulla loro conservazione e protezione all’interno di acquari e zoo.

Lo studio, iniziato nel 2020 e terminato solo di recente, nel febbraio 2024 attraverso la pubblicazione,

presenta un sistema di utero artificiale progettato proprio per squali e razze, con promettenti applicazioni future.

Lo studio

Il nuovo sistema di utero utilizza un “liquido uterino artificiale” che presenta delle condizioni biologiche molto simili a quelle del plasma sanguigno proprio degli squali.

È stato infatti dimostrato come questa sostanza artificiale presenti una salinità ed una pressione osmotica molto vicina a quella di questi animali marini.

Al fine di arrivare a questa conclusione, comunque, nell’Okinawa Churaumi Aquarium sono stati svolti diversi test.

Durante il primo esperimento, avvenuto nell’anno 2020 – 2021,

due embrioni di squalo lanterna a coda snella (Etmopterus molleri) sono stati mantenuti nell’utero artificiale per circa 5 mesi,

dando loro modo di raggiungere le normali dimensioni alla nascita.

Questi esemplari, sebbene abbiano avuto diverse attenzioni durante la fase uterina,

una volta “nati” non sono riusciti ad adattarsi all’ambiente marino.

Durante la seconda fase dell’esperimento, avvenuta nell’anno 2021 – 2022,

i ricercatori sono riusciti a sviluppare un protocollo alternativo dando così modo ai giovani squali di adattarsi alle nuove condizioni ambientali in seguito alla loro nascita.

Solo il terzo esperimento, comunque, terminato nel 2023 e iniziato con l’incubazione di alcuni squali sei mesi prima rispetto ai test precedenti,

ha portato ad alcuni risultati del tutto inaspettati.

Gli embrioni sviluppatisi in seguito a questo periodo di incubazione,

presentavano infatti delle caratteristiche morfologiche specifiche tipiche della specie di appartenenza.

Inoltre, durante il periodo di incubazione di 355 giorni richiesto dal terzo esperimento,

gli embrioni sono riusciti a raggiungere una lunghezza di circa 15 cm, dimensione tipica di un piccolo squalo alla nascita!

Utero artificiale: sfide e soluzioni

Tanti scienziati in un laboratorio di un acquario.

Nonostante questa ricerca abbia prodotto diversi successi,

uno dei principali problemi riscontrati è stata l’alta mortalità degli embrioni a causa delle piaghe di pressione, soprattutto negli stadi embrionali iniziali.

La formazione di queste piaghe di pressione, meglio conosciute come piaghe da decubito,

è dovuta a diverse cause, tutte riconducibili ai contenitori di incubazione e alla superficie del sacco vitellino artificiale.

Gli embrioni, infatti, sono stati mantenuti all’interno di contenitori di incubazione dove la superficie del sacco vitellino esterno,

quindi la struttura che fornisce nutrienti all’embrione,

era in stretto contatto con le pareti del contenitore, impedendo così una corretta circolazione sanguigna nei tessuti del sacco vitellino.

Inoltre, soprattutto nei primi stadi di sviluppo,

gli embrioni non risultavano in grado di muoversi abbastanza per alleviare la pressione del sacco vitellino,

ulteriore condizione che ha portato ad un aumento delle piaghe da pressione negli embrioni di questi individui.

Dunque, migliorare il design dei contenitori di incubazione e l’ambiente circostante risulta essere di cruciale importanza per poter prevenire lesioni importanti negli embrioni e migliorare, inoltre, i tassi di sopravvivenza di questi.

Un utero artificiale come innovazione cruciale per la conservazione animale

L’utero artificiale, una volta risolte le problematiche legate all’ambiente, potrà risultare un’ importante innovazione per la conservazione di squali e razze a rischio estinzione.

Questa tecnologia, infatti, da una parte consente di incubare embrioni in un ambiente ben controllato,

in modo da ridurre la mortalità embrionale e aumentare allo stesso tempo le probabilità di sopravvivenza fino al raggiungimento della nascita,

dall’altra permette di superare le minacce naturali e antropiche,

come la predazione e la pesca eccessiva,

che continuano ad incidere negativamente sulle popolazioni selvatiche di molte specie di squali e razze!

Inoltre, il sacco uterino artificiale offre l’opportunità di studiare in dettaglio tutto il processo di sviluppo embrionale,

fornendo importanti dati relativi alle strategie di gestione e di ripopolamento della specie in questione.

Tutto ciò è particolarmente importante in particolare per tutte quelle specie che presentano dei tassi di riproduzione e periodi di gestazione molto lenti e che quindi, ad oggi, sono estremamente vulnerabili anche ad una minima perdita di individui maturi!

Il sistema di utero artificiale sviluppato rappresenta un significativo passo avanti nella cura e nella conservazione di squali e razze,

soprattutto considerando che molte delle specie appartenenti a questo grande gruppo, ad oggi,

rischiano l’estinzione o si trovano in una condizione ambientale e biologica molto grave che necessita di un aiuto esterno.

Tuttavia, per migliorare i tassi di sopravvivenza e ottimizzare il sistema,

la ricerca dovrà affrontare delle sfide legate sicuramente alla gestione ambientale e ad un’adeguata fornitura di nutrienti.

Con ulteriori ricerche e sviluppi, questo sistema potrebbe veramente rivoluzionare la conservazione e la protezione di specie marine in pericolo di estinzione!

Di Zoe

Sono una divulgatrice e guida ambientale appassionata. Creatrice di EcoHorizon, condivido articoli su ambiente, novità scientifiche, pratiche ecosostenibili, piante e animali. Quando non sono impegnata a scrivere, conduco escursioni e workshop per avvicinare le persone alla natura. Seguimi su EcoHorizon per scoprire come possiamo proteggere e preservare il nostro pianeta insieme!

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